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Palestina: i combattenti per pace ai Mondiali Antirazzisti
di Francesca D Ercole

Il movimento dei "Combattenti per la Pace" è stato creato congiuntamente da palestinesi e israeliani che hanno avuto parte attiva nel ciclo della violenza in un territorio complicato; gli israeliani in qualità di soldati dell’esercito israeliano (IDF) e i palestinesi come parte della lotta violenta per la libertà della Palestina. Nato nel 2005, il movimento persegue l’ideale del dialogo e della riconciliazione tra i popoli attraverso strumenti non violenti. dopo aver per anni usato le armi l’uno contro l’altro.

Si è svolto a Casalecchio di Reno, nel pomeriggio di venerdì 9 luglio all’interno della cornice dei Mondiali Antirazzisti il dibattito moderato da Luisa Morgantini, in cui i Combattenti per la Pace Liri Mizrachi (Israele) e Ashraf Khader (Palestina). hanno portato all’interno di uno spazio Kalakuta affollatissimo, il proprio contributo riguardo alla tematica del diritto al ritorno e alla cittadinanza dei rifugiati e dei profughi palestinesi.

“L’inizio della nostra avventura è datato 2005 – spiega Ashraf Khader - e non è stata affatto semplice E’ iniziata in una occasione totalmente informale. I primi incontri con i soldati israeliani sono stati scioccanti. Eravamo abituati ad una immagine di loro molto diversa da quella che ci siamo trovati davanti agli occhi quando sono venuti a parlare con noi all’inizio dell’esperienza. In un primo momento eravamo sospettosi e pensavamo che fossero soldati infiltrati all’interno del “nostro sistema”, che stessero cercando informazioni particolari. E probabilmente anche loro avevano la stessa percezione per quanto riguarda noi ed i primi confronti a viso aperto. L’idea comunque è stata quella di proseguire questo ciclo d’incontri nato in maniera completamente spontanea. Lo step successivo prevedeva un nuovo invito in un luogo diverso per capire ed aspettare un eventuale ritorno di qualcosa.
Di meeting in meeting abbiamo costruito un rapporto di reciproca fiducia, e da qui è nata e si è consolidata quella che poi è diventata la nostra missione: combattere insieme per la pace”.

“Soprattutto in fase embrionale abbiamo lavorato di nascosto, ed abbiamo continuato ad incontrarci clandestinamente gettando le basi di questa associazione che voleva prendere piede.
Tra le prime decisione prese dal gruppo sicuramente quella di lavorare in maniera non violenta, riconoscere Gerusalemme come capitale comune e lavorare insieme per combattere l’occupazione territoriale”.

“ La nostra esperienza continua perché lavoriamo sulla consapevolezza sia a livello generale, ma soprattutto sulla consapevolezza intesa come significato formazione. Altra azione che portiamo avanti è quella del coinvolgimento diretto delle nostre famiglie ed i nostri amici. Un impegno che impiega molta energia e molto tempo”.

“Quando si è iniziato a parlare -di questa realtà nel 2006 - continua Liri Mizrachi - io ero nell’esercito. Attualmente, proprio perché questa esperienza ha sfondato anche le barriere dei corpi armati di entrambe le compagini accade che: tecnicamente ogni gruppo di soldati Israeliani si riunisce facendo un gemellaggio con un gruppo palestinese ed in ogni raggruppamento c’è lo stesso numero di combattenti per la pace. Si tratta di un gemellaggio geografico che congiunge un luogo israeliano e un luogo palestinese. Per il momento vogliamo strategicamente mantenere piccoli gruppi di confronto per rafforzarne la collaborazione.

Ma a livello associativo esistono comunque anche gruppi più grandi di coordinamento generale. Rimane comunque molto difficile incontrarsi, perché per oltrepassare i luoghi abbiamo bisogno di permessi specifici. [….]”

“Noi cercavamo un posto tra gli insediamenti ed organizzavamo una specie di performance teatrale: Teatro dell’oppresso. Sceglievamo un posto negli insediamenti e si andava in scena: alcuni militari israeliani, devastati dall’esperienza nell’esercito, vestivano i panni dei soldati palestinesi, e i soldati palestinesi vestivano i panni di quelli israeliani, con grande coinvolgimento emotivo della popolazione civile”.

“Crediamo che solo unendo le forze saremo capaci di fermare il ciclo della violenza, lo spargimento di sangue, l’occupazione e l’oppressione del popolo palestinese. Non crediamo più che sia possibile risolvere il conflitto tra i due popoli per mezzo della violenza; per questo abbiamo dichiarato il nostro rifiuto di prendere parte a ogni ulteriore e reciproco spargimento di sangue. Ora le nostre azioni sono nonviolente, così che ciascuna delle due parti arrivi a comprendere le aspirazioni nazionali dell’altra. Vediamo nel dialogo, nella riconciliazione e nelle azioni comuni di disobbedienza civile l’unica via per porre fine all’occupazione israeliana – conclude Liri Mizrachi - per bloccare il progetto di insediamento e fondare uno stato palestinese con capitale a Gerusalemme Est a fianco allo stato di Israele”.



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